| Il Fiordo di Furore |
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Il fiordo è una spaccatura della roccia dove il mare da millenni si insinua, s’innalza, spumeggia. Una furia incessante che ha finito per dare il nome magico e bizzarro al paese. Il fiordo rappresentò un porto naturale nel quale si svilupparono le antiche forme di industria: cartiere e mulini alimentati dalle acque del ruscello Schiato che scendeva dai monti Lattari.
L’opera del Comune, attraverso la società Futura, è stata lunga e impegnativa: prima la bonifica del ruscello, la ripulitura del fondo del fiordo dai detriti portati giù dall’acqua e il restauro delle antiche case dei pescatori dette “monazzeni” (dal greco antico con il significato di “vivere in solitudine”) e poi, per ultimo, il recupero della vecchia cartiera e del mulino. I tre edifici di quest’ultimo sono stati trasformati in musei dove si possono conoscere le antiche tecniche di lavorazione. Alcune sale sono destinate a eco-museo ed erbario. Il vallone è stato dichiarato un’oasi protetta: tra le asprezze di questa gola nidificano gli ultimi esemplari del falco pellegrino e sopravvive, imprevedibile e preziosa, la felce termofila Woodwardia radicans, rarissimo esemplare di flora relitta dell’era pre-glaciale. E proprio nel vallone nel corso dei secoli hanno trovato riparo il bandito Ruggeri di Agerola, protagonista della decima novella della quarta giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio, Fra’ Diavolo e il fondatore della setta dei “Sacconi” Maco del Sacco. Al fiordo oggi si accede in barca dal mare, passando sotto un ponte dal grande arco di sostegno sul quale scorre la strada Amalfi Positano , oppure a piedi scendendo una suggestiva scalinata di più di 200 gradini che collega il fiordo con la strada. Dal “centro” di Furore il fiordo è raggiungibile seguendo lo scosceso Sentiero della Volpe Pescatrice, l’antico percorso del contadino-pescatore. Durante la stagione estiva al fiordo sono aperti un piccolo e romantico ristorante, un punto di ristoro e una bottega di prodotti tipici e artigianato locale. |