| Casa vinicola Giuseppe Apicella |
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A Tramonti , l’unico produttore e vignaiolo storico è Giuseppe Apicella . I suoi fanno vino da tempo immemorabile, anche se fino al ’75 l’hanno venduto sfuso, ovunque ci fossero mescite e ristoratori in grado di apprezzare un buon Rosso, che non aveva niente da invidiare a vini di maggiore fama. Poi, Peppe Apicella (è così che lo chiamano gli amici) ha cominciato a imbottigliare il suo vino e, coraggiosamente, a proporlo in giro per l’Italia, specie dove la presenza dei suoi compaesani aveva dato luogo al sorgere di ristoranti e pizzerie. Non va dimenticato, infatti, che da Tramonti si sono irradiate in tutta Italia varie generazioni di pizzaioli, sull’esempio di quel Luigi Giordano, che per primo nel dopoguerra aprì una pizzeria a Loreto di Novara. L’espansione e il successo dell’azienda nascono a partire dagli anni Ottanta, anche se Apicella rimane fedele al principio che solo una piccola cantina può consentire quelle cure che un buon vino richiede. Così i cinque ettari di famiglia sono rimasti quelli, con le antiche viti di Piedirosso e di Aglianico, a piede franco, e con una resa sui novanta quintali per ettaro, molto al di sotto dei 110 previsti da Disciplinare del ’95. L’azienda produce Bianco, Rosso e Rosato per complessive quarantamila bottiglie, con una prevalenza di Rosso, la tipologia non solo di più lontana tradizione, ma più richiesta dal mercato. Ed è stato proprio il crescente successo di questo vino a spingere Apicella a dar vita, a partire dal 2000, a un Rosso Riserva Vigna Scassata: tremila unità, a base di Aglianico 60% e Piedirosso, con tre anni di invecchiamento di cui due in bottiglia. Vigna Scassata rappresenta il primo traguardo importante della famiglia Apicella, dove anche i figli – Prisco giovane enologo, e Fiorina, studi di economia aziendale – vivono con amore e trasporto le sorti dell’azienda. A questa prima Riserva ha fatto seguito a’Scippata, dal nome con cui viene indicata localmente la vigna, tutta su piede franco, che in origine si presentava scoscesa e dirupata, come spesso qui è il territorio. Il fondo nasce nei primi anni Trenta con l’acquisto del bosco detto Selva Vecchia, un ottimo investimento per la particolare natura del terreno e la felice esposizione tutta a mezzogiorno. Appena un ettaro, da dissodare a forza di braccia e colpi d’ascia, prima di piantare le talee di Tintore e Piedirosso , rigorosamente scelte fra le migliori del territorio. Poi, la sapiente disposizione delle uve in quadro, dove ogni posta accoglieva cinque talee insieme. Una geometria ordinata, che dava luogo ad una serie di piazzole, ognuna in grado di contenere tre file di viti allevate a pergola, con il tipico impianto a pali di castagno. Dal 1931, epoca in cui nasce a’Scippata – a parte le moderne attrezzature e le nuove tecniche di vinificazione – qui non è cambiato niente. Peppe Apicella, erede del vigneto, vi lavora come il suo antenato, con operazioni effettuate manualmente, vista l’impervia natura del luogo. La potatura, la legatura dei tralci, il cambio dei tutori, ci rimanda sempre a gesti e a tecniche di altri tempi. Un’accorta vendemmia ai primi di novembre – una data da non trascurare per un’uva assai delicata come il Tintore – può contare su appena quaranta quintali, da un ettaro o poco più di vigneto. Poi in cantina, quella filosofia che impone una premitura delicata e una lunga fermentazione a contatto con le bucce, per il miglior rispetto degli originali caratteri dell’uva. |