| Casa vinicola Marisa Cuomo |
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Per circa quarant’anni – dal ’42 all’ ’80 – il Gran Furor Divina Costiera è stato vinificato alla buona, con un’etichetta dove campeggiava un bel grappolo dorato e la denominazione a caratteri vagamente Liberty. Un prodotto sicuramente genuino, ma destinato a cercare il suo mercato altrove, perché a Furore non c’era famiglia che non facesse vino. Qui le poche zolle di terra hanno sempre ospitato la Ginestra, il Ripoli, il Fenile, a fianco alle vigne più ricche di Falangina, Aglianico, Per’ e Palummo. Quasi tutte su piede franco, e sempre oggetto di antiche e sapienti cure. Poi Andrea Ferraioli, cresciuto fra i terrazzamenti a pergolato e il profumo forte del mosto, decide di rilevare quel marchio prima che se ne perda la memoria. Così, intorno al Gran Furore dà vita a una cantina di avanzata tecnologia per vinificare al meglio le sue uve. La cantina si chiamerà Marisa Cuomo , e sarà il suo regalo di nozze alla giovane sposa. Il riconoscimento nel ’95 della Doc Costa d’Amalfi segna il momento in cui far valere quindici anni di rigorosa e appassionata ricerca, alla quale non è mancata l’esperienza e il conforto di un enologo del talento di Luigi Moio. L’azienda – cinque ettari fra rocce dolomitico – calcaree, terrazzamenti a cinquecento metri e un’eccezionale esposizione al sole e all’azione iodica del mare – produzione circa 50 mila bottiglie, di cui il 60% è costituito da vino bianco. Al fascino del territorio, denominato dalla geometria dei vigneti, va aggiunta la suggestiva cantina scavata nella roccia, dove freschezza e umidità naturali governano al meglio l’invecchiamento in barriques. I vini sono quelli classici della Doc: Furore Bianco (da Falangina 60% e Biancolella) e Furore Rosso (Per’ e Palummo 70% e Aglianico) ai quali si affiancano due prodotti clou dell’azienda, il Fiorduva (resa 60 quintali per ettaro, pressatura soft, il mosto fiore – previo illimpidimento statico a freddo e inoculo di lieviti selezionati – fermenta alla temperatura di 12° per circa tre mesi, in barrique di rovere) e il Furore Rosso Riserva. Anche qui resa ridotta e macerazione intensa per trenta giorni, successiva fermentazione malolattica ed elaborazione in barriques nuove di rovere francese. Per entrambe le tipologie, è prevista la confezione Magnum. Per il Ravello Bianco e Rosso gli uvaggi sono gli stessi del Furore, mentre la tecnica di vinificazione ricalca quella del Fiorduva e del Furore Rosso Riserva. Le sole differenze consistono nell’utilizzo per il Ravello Rosso di barriques nuove, e per il Bianco, niente botte ma fermentazione a 18° per circa un mese. Sono vini di indiscussa personalità, morbidi e ben equilibrati, con alle spalle secoli di tradizione, che tuttavia non sono stati sufficienti ad accreditarli oltre i confini del territorio. Così è merito di Andrea Ferraioli e Marisa Cuomo se Furore ha potuto aggiungere al fascino di un ambiente fra i più integri, anche il pregio del suo vino. L’azienda propone anche una Grappa di Fiorduva (distillatori i fratelli Amato di San Giuseppe Vesuviano), a ragione ritenuta fra le migliori prodotte nel Sud. |